È stato intenso e difficile. Siamo andati in viale Fulvio Testi dove domenica 16 novembre 2025 in uno scontro tra due macchine è morto Pietro, 19 anni. Accanto a fiori, candele e pensieri, abbiamo incontrato un ragazzo seduto lì da ore su una sedia da campeggio, al freddo, a vegliare in silenzio il luogo dove ha perso un amico. A fine serata, anche la Critical Mass è passata a salutare Pietro.
Forse è la prima volta che troviamo le forze per salutare e ricordare qualcuno morto in automobile, però la strage sulle strade non riguarda solo pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili.
La strage che dobbiamo fermare riguarda tutti e tutte.
Strade dove non si può correre a velocità folli sono strade che fanno tornare tutti a casa sani e salvi, indipendentemente dal mezzo su cui viaggiano.
É sempre difficile, davanti ad un dolore così grande, riportare l’attenzione sulle condizioni strutturali che hanno permesso questa morte. Se lo facciamo non è per mancanza di delicatezza, ma per rispetto delle vittime: è sbagliato limitarsi a dare la colpa a chi è rimasto coinvolto nello scontro.
Serve chiedersi: che cosa serve fare per far sì che non accada più?
Se da oggi un’altra famiglia dovrà convivere con un’assenza così grande è perché noi, come collettività, come Istituzioni, abbiamo scelto di darci delle regole che permettono a queste cose di succedere.
Altri Paesi nel mondo ci mostrano che diminuire gli scontri e i morti è possibile: ciò che va cambiato sono le strade dritte e larghe senza controlli di velocità che permettono ai guidatori di raggiungere velocità pericolose, a loro totale discrezione.

La velocità, ancora una volta, ha ucciso. E ancora una volta troveremo una scusa per non fare quello che è necessario, limitandoci ad aggiungere, rassegnati, un altro +1 alle oltre 3000 persone che ogni anno muoiono sulle strade italiane.
